Pubblicato da Rigoletto Records il 19 settembre 2017
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Se esiste una strada “americana” nella nostra provincia, quella è senz’altro la sp 343, che si stacca dal limite nord della città, e va a sbattere dritta dritta sull’alveo del Po. Tutti la chiamiamo Asolana -a volerla ostinatamente proseguire, oltre il ponte, arriva fino ad Asola- ed è americana perchè, fatte le dovute proporzioni, sembra [...]

Metti un mezzogiorno, a pranzo

Pubblicato da Rigoletto Records il 5 febbraio 2016

http://www.rigolettorecords.com/web/metti-un-mezzogiorno-a-pranzo/

Per quello che ci basta non c’è da andar lontano
e abbiamo fisso in testa un nostro piano:
se e quando moriremo, ma la cosa è insicura,
avremo un paradiso su misura,
in tutto somigliante al solito locale,
ma il bere non si paga e non fa male.

F. Guccini – Gli Amici

 

 

Fezzano è un accrocchio di mura e porte e finestre che scende a capofitto verso il mare. La strada maestra è quella che da Spezia mena a Portovenere, tutta curve e mura e costoni di arenaria.

Poi bisogna deviare a sinistra, in via Paita.

Una via quasi verticale, che, per noi gente di pianura, rassomiglia più ad un calanco che ad una strada.

 

C’è il mare, se lo vuoi, ed è laggiù, in fondo alla via, ma è solo un film in bianco e nero, direbbe qualcuno, e noi ci si ferma un po’ prima. Qualche metro prima che la vista si apra su un Golfo imbolsito da un cielo plumbeo.

Sulla sinistra, c’è una porta, con un’insegna.

“O chi o a cà toa”.

 

Si sa, siamo parenti, noi parmigiani/parmensi con i liguri. Parenti di commerci millenari.

Non c’è bisogno di tradurre nulla, nel nome di questo magnifico antro delle meraviglie, che definirlo semplicemente ristorante è fargli uno sfregio.

 

Giò Angelini, il padrone delle vettovaglie e del vapore, è una specie di uncino vivente. Affilato, acuminato e delicato al contempo.

Ci accoglie con la padronanza spigolosa dello spazio e del tempo marinaro.

Burbera presenza: quasi non ti guarda negli occhi, ma ti ha già squadrato, identificato. Sa già che ti vorrà bene, ti dovrà rifocillare, ma che dovrai andartene.

Come un marinaio che naviga asfalti.

Come tutti i marinai, alla fine.

 

“Siamo della Rigoletto Records, siamo d’accordo con Cristiano…”.

 

La tavolata è imbandita, sotto le luci che hanno come paralume vecchi scolapasta a testa ingiù, canoe rovesciate appese al soffitto. E un profumo di pesce delicato come un fiore, si spande attorno.

Bisogna camminarci dentro, ed entrare nella musica. Leggere le parole scritte, guardare le miriadi di quadri appesi al muro.

 

L’occasione è ghiotta.

Per la prima volta la Rigoletto Records incontra l’Infermeria del Premio Tenco.

L’arbitro dell’incontro è Cristiano Angelini, raffinato cantautore, già vincitore della Targa Tenco come migliore opera prima nel 2011.

Il figlio di Giò.

 

E, infatti, il locale ha un palco, già predisposto. La musica la si respira, lì dentro. La musica si sposa col cibo, a Fezzano.

 

Alla spicciolata arrivano i convitati.

Gli amici di Spazio Musica di Pavia, occupano il tavolo sotto la gigantografia “modificata” di Yalta, dove Stalin, Roosvelt e Churchill se la vedono non con la spartizione dei confini, bensì con formose pin-up, sorridenti e gioviali.

 

Poco dopo mezzogiorno Cristiano arriva con la sua famiglia e il funambolico Marco Spiccio.

 

Poi arriva lui.

Il Sacerdote dell’Infermeria.

Le Capitaine Lucién.

 

Luciano Barbieri è l’anima dell’Infermeria del Tenco da quasi trenta anni. E lui che, con il suo Rossese di Dolceacqua, ha ristorato le gole di tutti i più importanti cantautori passati sul palco dell’Ariston nei giorni della kermesse della Canzone d’Autore italiana voluta da Amilcare Rambaldi. Le sue mani hanno ancora il pieno controllo del refugium peccatourm che volle suo zio Bigi, da cui ricevette l’investitura, un giorno di tanti anni fa: “Luciano, datti da fare nel Club Tenco” gli disse. E, da allora, Luciano, è lì, a stillare l’ultima goccia di splendore nelle gole di chi deve posare i piedi sulle assi del Teatro, o a ristorare chi ha terminato la sua esibizione.

 

Il pranzo è un’apoteosi di pesce, che scaturisce dal genio di Giò.

E, dopo il pranzo, c’è la musica.

 

Ugo Cattabiani consegna a Cristiano Angelini e a Marco Spiccio la pergamena di membri onorari della Rigoletto Records.

 

Poi arriva il turno di Luciano, Le Capitaine.

La consegna è, in realtà, uno scambio.

Ugo affida a Luciano la pergamena. Luciano consegna ad Ugo -e a tutta la Rigoletto- una splendida bottiglia di Rossese.

 

La liaison è saldata.

La musica si spande nell’aria.

Gente esce per fumare, ma rientra, alla svelta, per non perdersi nulla.

Gira una bottiglia di grappa.

 

Marco Spiccio trafila note nell’aria.

Il pomeriggio diventa sera.

Il mare è una macchia scura.

 

Rigoletto e Infermeria del Tenco si abbracciano, mentre Giò rassetta i tavoli.

 

A presto.

Se esiste una musica, è questa.

Fatta di cibo, di vino, di suoni.

 

Nulla più.

Nulla meno.

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