Pubblicato da Rigoletto Records il 19 settembre 2017
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Se esiste una strada “americana” nella nostra provincia, quella è senz’altro la sp 343, che si stacca dal limite nord della città, e va a sbattere dritta dritta sull’alveo del Po. Tutti la chiamiamo Asolana -a volerla ostinatamente proseguire, oltre il ponte, arriva fino ad Asola- ed è americana perchè, fatte le dovute proporzioni, sembra [...]

Vicolo Riccardi n°1

Pubblicato da Rigoletto Records il 7 gennaio 2016

http://www.rigolettorecords.com/web/produzioni/vicolo-riccardi-n1/

“S’intitola «Vicolo Riccardi n° 1» il nuovo disco del cantautore parmigiano Ugo Cattabiani che presenterà le sue ultime canzoni sul palco della Giovane Italia di via Kennedy. L’album naturalmente esce per Rigoletto Records, «officina» cantautorale parmigiana di cui lo stesso Cattabiani è presidente, ed è stato registrato allo studio Macchina Magnetica di Romeo Chierici a Nocetolo di Gattatico, con la produzione artistica di Max Scaccaglia. Al cd, seconda fatica del cantautore dopo «Il Cortigiano» (2011) hanno partecipato alcuni musicisti di rilievo, come il batterista Gigi Cavalli Cocchi, il chitarrista Daniele Morelli, l’Oscar Abelli Quartet, il sassofonista Gabriele Fava, il trombonista Beppe Di Benedetto e la vocalist Alessia Galeotti. «Rispetto al disco precedente – spiega l’autore – in cui lanciavo il guanto di sfida alla cortigianeria della mia città, poi in parte crollata sotto i colpi della magistratura, in ‘Vicolo Riccardi n° 1′ ho recuperato un esistenzialismo allo stato puro. Non c’è politica, perlomeno non è ostentata come in alcuni testi dell’album precedente».” (da Gazzetta di Parma del 29/03/2014 – articolo di Giulia Viviani)

 

“Il rimando non può che essere a lui, il compianto Pino Daniele, colpevole di aver portato nel bel paese quel tanto di musica nera che bastava non solo a conferire nuovi colori alla canzone d’autore italiana, ma anche a dare adito ad una nuova generazione di musicisti ansiosi di mischiare Miles Davis con Domenico Modugno.

“Vicolo Riccardi n° 1” è il secondo album di Ugo Cattabiani, cantastorie che ruba slide guitar e riff dal blues per mescolarli ad una vena più propriamente autorale. Ed è sempre curioso osservare come il risultato, tanto negli illustri precedenti, quanto in questo gradevolissimo album, riesca comunque ad assumere un sapore addirittura più mediterraneo di quello della tradizione.

“Vicolo Riccardi N°1” è un album che racconta di vita vissuta, di storie origliate nel silenzio, attraverso una finestra aperta su una vita a volte crudele, ma sempre ironica. Se in molti casi la narrazione e le tematiche sono affrontate con un piglio naif, è pur vero che le liriche di Cattabiani non scadono mai nel banale, anche grazie ad un certo gusto per il gioco di parole e per l’assonanza (basti pensare all’ultimo ritornello de “La Scatola”: “senza mandibole, senza mandragole, con cento erbe e guai, senza manopole”). Più che altro, è la puzza di vino e gin emanata dai testi a farti dimenticare gli eventuali difetti e a inculcarti, soprattutto nei pezzi più andanti, quell’idea di gioco e di divertimento che sottende tutto l’album. Questi brani, però, sono quelli in cui si sente di più l’influenza oltreoceanica: quello di “Perderò” è il classico giro blues, mentre nel “Blues dell’Addio” sembra di sentire l’eco del Bob Dylan di “Blonde On Blonde”. Ma ad alternarsi alla baldoria, ci sono anche i momenti più introspettivi, quelli nei quali si raccolgono i cocci di un’esistenza che, tutto sommato, sembra disperata. In questi casi, a prevalere è il gusto per il jazz, con quell’onnipresente sax alla James Senese che conferisce alla malinconia una sfumatura alcolica e dissipata, che, alla fine dei conti, suona anche rassicurante (“Vicolo Riccardi”, “Intermezzo”, “Ballata Dell’Uomo Che Fu”).

Il nostro cantautore trova anche il tempo di prendersi gioco dell’ascoltatore: ascoltando l’intro de “Lo Scioperato”, con la famosa citazione dell’Alberto Sordi de “I Vitelloni”, ci si aspetta la classica tirata buonista sul lavoro; e invece no. Il pezzo è strumentale, come se Cattabiani avesse deciso sul serio di scioperare dall’impegno civile. Il brano meno riuscito, invece, è “Fitzgerald”: la musica e le parole sono poco originali e, in generale, l’esaltazione dello scrittore americano scade troppo spesso nel cliché.

“Vicolo Riccardi N° 1” è un buon album, scritto e assemblato con una precisa idea non solo della musica, ma anche della vita. Un’idea accostabile, in fin dei conti, all’attitudine esistenziale di un Bukowski un po’ meno lirico e più scanzonato, un po’ meno profondo ma più caciarone, che si diverte a fare il poeta senza crederci troppo neanche lui, ma giocandosela fino in fondo perché non ha nulla da perdere. Del resto, alla fine dei conti, per citare qualcuno, è solo un trucco.” (da www.rockit.it – recensione di Giovanni Flamini).

TRACKLIST

    01. La scatola
    02. L’interno
    03. Vicolo Riccardi
    04. Perderò
    05. Intermezzo
    06. Fitzgerald
    07. Ballata dell’uomo che fu
    08. Blues dell’addio
    09. Lo scioperato
    10. Il dilettante

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