Pubblicato da Rigoletto Records il 19 settembre 2017
http://www.rigolettorecords.com/web/eventi/ugo-cattabiani-e-gabriele-fava-saxguitarduo-live-on-the-road-cafe-pr/

Se esiste una strada “americana” nella nostra provincia, quella è senz’altro la sp 343, che si stacca dal limite nord della città, e va a sbattere dritta dritta sull’alveo del Po. Tutti la chiamiamo Asolana -a volerla ostinatamente proseguire, oltre il ponte, arriva fino ad Asola- ed è americana perchè, fatte le dovute proporzioni, sembra [...]

Volume 1

Pubblicato da Leo il 24 settembre 2013

http://www.rigolettorecords.com/web/produzioni/volume-1/

Ancora una volta abbiamo sprecato energia per abbellire il mondo: da un lato la musica, dall’altro il nostro avvilimento, la nostra sconfitta annunciata. L’artista conosce bene la crisi, e oggi si può dire in qualche modo fortunato: ha sprecato il suo talento per creare bellezza, costruendosi un paradiso artificiale che in tempi di magra torna molto utile. È caduto talmente in basso da non temere neanche più il Potere. Eppure il paradosso sta proprio in questo: quando più nessuno pensa al cambiamento, è quello il momento in cui le cose possono più facilmente cambiare. Penso al passato recente, alla grandeur di provincia; penso al passato remoto, al Sire che getta ossa finché non viene sbugiardato dall’infimo tra i suoi servitori: quello deputato a farlo ridere.

E allora, davvero, senza animalismi di facciata, diciamola col Cigno. Torniamo al passato e sarà un progresso.

 

1. Piccola luna dei viaggiatori
2. Il grattacielo
3. La bête du Gévaudan
4. Nanna mia
5. Dinosauro
6. Quasi mai
7. Decalogo
8. Il circo e la stazione
9. La vera storia di Gianguido Brumazzi
10. Lo straniero
11. Tribale-Stellare
12. Il compromesso
13. La strega
14. Evviva evviva la società
15. Strade case
16. Solo per me
17. Ingranaggi
18. Il velo della sposa
19. Sirena boreale
20. Giullare, attento!


1. Piccola luna dei viaggiatori
(La canzone del dragone)

È una piccola luna, è tutto quel che abbiamo
Per conoscerci, per guardarci, da così lontano
È una piccola luna, è tutto quel che abbiamo
Dovrei essere Treno, un Dragone Nero
Dovrei essere Treno, un Dragone d’Oro
Ma è paglia bagnata e pioggia sugli stagionali
È tutto quel che abbiamo, è tabacco fra le mani
È paglia bagnata e pioggia sugli stagionali
Dovrei essere Cielo, Coda di Rondoni
Dovrei essere Cielo, Carro e Costellazioni
Ma sono Terre Occidentali, Estremi Orienti
Sono giovani occhi verdi e denti marci
Sono Terre Occidentali, Estremi Orienti
Dovrei essere Vecchio, una Montagna
Dovrei essere Vecchio, una Piccola Pelle Chiara
Ed è un bar di pescatori, è già il mattino
Che ti porta alla tua barca, al mio cammino
È la polvere dei fondali, è già il mattino
Dovrei essere Suono, per parlare al Cuore
Dovrei essere quel che sono, un Viaggiatore
Ed è al termine del villaggio, dei campi arati
Che ho trovato i miei pensieri e li ho cresciuti
Sul cadere del tuo sguardo li ho liberati
Sarò tuo Compagno contro tutti i Fuochi
Sarò tuo Compagno per i nostri Giochi
Ed infine è l’Oceano che ci prende
E tu che gli obbedisci dove Tutto è Niente
I tuoi Vecchi Gesti, le Mani Nuove
I vestiti bruciati, la Pelle al Sole


2. Il grattacielo

Conto i piani del grattacielo
senza numeri non si fa
oggi sembrano ancora meno
persi dentro all’oscurità
voglio saltare da sola nel vuoto
voglio vedere l’effetto che fa
meglio che chiudere gli occhi di nuovo
meglio che spegnermi nella città
sentire il volo che ha preso quota dentro
salgo i piani del grattacielo
senza limiti non si fa
oggi stringono ancora meno
persi nella curiosità
voglio saltare da sola nel vuoto
voglio vedere l’effetto che fa
meglio che chiudere gli occhi di nuovo
meglio che stare sospesa a metà
sentire il volo che ha preso quota dentro
ma mettono pioggia
forse torno domani
voglio saltare da sola nel vuoto
voglio vedere l’effetto che fa
meglio che chiudere gli occhi di nuovo
meglio che spegnermi nella città
voglio saltare da sola nel vuoto
voglio vedere l’effetto che fa
meglio che chiudere gli occhi di nuovo
meglio che stare sospesa a metà


3. La bête du Gévaudan

Tu entends le loup
dans la foret
Tu entends le loup dans la foret, qui tue seulement
qui tue seulement parce qu’il a faim,
mais pas la bête du Gevaudan.
Voila la bête du Gevaudan,
et les bêtises qu’a dit Maman, ils ne vont servir a rien.
Tu devra enlever tes mains,
et si tu criera pitié, elle ne t’écoutera surement.
C’est la bête qui tue pour tuer,
fille d’une vieille génération,
les impur de l’art pour l’art, qu’a soi même donnait raison.


4. Nanna mia

Scinnennu ‘pe Santa Nicola,
(ascondu na vecchia, ascondu na vecchia)
ascondu na vecchia in mezzu a na via
(ascondu na vecchia in mezzu a na via)
Cammina parranno, parranno
‘ccu dui occhi ‘ranni illumina a via
e parranno annazzichiannu
liza ‘ra mena versu mia
Duvi sta jennu beddra guagliuna
(duvi sta jennu, duvi sta jennu)
‘ccu labbra russi comi ciresi
(Duvi sta jennu begddra mia)
Forsi un t’a accortu chi stamattina
ti ste seguennu beddra mia
gira si spaddre e gira stu culu
e ‘ncamminati ‘pe sta via
Ma ‘cchi stavi guardannu, beddra guagliuna
‘ccu s’occhi virdi davanti a mia
a chepa rossa chi fa di tia, anima e corpu simili a mia
a stessa passioni, a stessa allegria
ca tanti assimiglianu a faccia mia
quindi liziti manichi e meni
e comincia a feri beni
Ma chini si, beddra ca ridi
e ccu tutti s’anni si labbra vivi
giri perplessa eppuri contenta
cori liberu e aperta a menta
chiujimi l’occhi e tenimi i meni
ca comincio a feri bene
chiujimi l’occhi e tenimi i meni
ca comincio a feri bene
Scinnennu ‘pe Santa Nicola,
ascondu na vecchia in mezzu a na via
(Ascondu na vecchia in mezzu a na via)
Poggia na mena subba na guancia
dicia “abbrazziti forti a mia”
mo’ e capitu chini si, beddra vecchia nanna mia
mo’ e capitu chini si, beddra vecchia nanna mia

5. Dinosauro
Nelle case belle
Nelle periferie
Nelle case a schiera
Dentro i condomini
Nelle catapecchie
Io ho le ciabatte
Si rompe un piatto e sono incinta
Si rompe un piatto e sono lei
Si rompe un piatto e sono un albero che frutti non dà
Non si capisce niente
Dentro non c’è niente
Sono un dinosauro
Sono un dinosauro
Si rompe un piatto e sono nudo
Si rompe un piatto e non c’è niente
Si rompe un piatto e sono la testata d’angolo scartata
Spacco tutto, spacco tutto, io spacco tutto, io spacco tutto
Si rompe un piatto e sono strano


6. Quasi mai

Siamo stati noi gli artefici di questo stato di precarietà
Noi a confonder simboli, a rileggere gli eventi
Qualunque manifesto fosse simbolo di libertà
Noi a lasciarci aspergere di intenti
Ancora noi a fingere d’infrangere le tavole
ma a cogliere abitudini più prossime all’età
Io non vado in chiesa quasi mai
Legittimata sempre ogni forma d’abbondanza
Esprimere opinioni inquadrati nei conventi
Ma poco consapevoli ed esposti all’invadenza
Lasciando ad altri d’esser coerenti
La quotidianità affatica e abbatte le dinamiche
La falsa indignazione poi scompare con l’età
Io non guardo il Milan quasi mai.
Timore, ritrosia, adattabilità,
attesa, bulimia, ansietà.
Una fotografia è popolarità
Io non ho provato
Io no, no, non ho provato quasi mai
Siamo ancora noi gli apostoli cantori della società
Assolti senza essere emigranti
A evidenziare, in posa, la bellezza e la capacità
In qualche esposizione di talenti
Sorpresi dall’involuzione, logica e costante
tranquilli che la forma sopraggiunge con l’età
Io non sparo a zero
e non tiro sera
quasi mai
Timore, ritrosia, adattabilità
Attesa, bulimia, ansietà
Una fotografia è popolarità
Ma io no, non ho provato
Io non ho provato
Io no, no, non ho provato quasi mai


7. Decalogo

Non provocate incendi
non invocate santi
non vi tirate sassi
Non attirate fulmini
non pescate gamberi
non svegliate zombie
Non cavalcate gli asini
non pestate i funghi
non toccate i cardi
Non cavalcate gli asini
non pestate i funghi
non toccate i cardi
Non vi domandate mai…
Chi vi ha fatto fare di venire qui a cercare
quella pace che non c’è dentro di voi
Tutti gli organismi lascian posto ad altre forme
più evolute che hanno più vitalità
Prima che il riacutizzarsi della depressione
si accanisse in modo ignobile su me
Un’infinità di sensazioni mi bastava veramente
a sopravvivere… A vivere…
Il cielo è quello sfondo in movimento
risaputo arazzo tetro che ti aspetta dietro un vetro
Convessità ingannevole, immagine del Caos
sospeso e inconcepito, sterminato ma finito…
Finito…
Chi vi ha fatto fare di venire qui a cercare
quella pace che non c’è dentro di voi
Tutti gli isterismi lascian posto ad altre forme
più pacifiche che han più stabilità
Prima che il persistere dell’insoddisfazione
mi rendesse poco pratico di me
Un’infinità di variazioni mi bastava veramente
a sopravvivere… A vivere…


8. Il circo e la stazione

Ci sono ombre arrampicate
fra le mura del castello
Ci sono ombre disegnate
dal tagliente di un coltello

In questa stanza di stazione
senza curve né portone
questo cielo e questo vento
questo sole che si è spento
appostato per un tradimento

Le vestali della notte
hanno fiori ricamati
fra i capelli brizzolati
e sulle scarpe rotte
ma danzano ancora
aprendo un po’ le braccia
in equilibrio sul parquet
a mezzo metro dal pavé

C’è un grande vetro da pulire
e panni nuovi da indossare
e un cuore incerto che per marcire
aspetterà un’estate e il mare

Per chi ha valige sempre pronte
Per chi parte e poi si pente
Per chi semina i pruriti
degli amori mal sopiti
e li bestemmia come miti

Le vestali della notte
hanno già allargato il cerchio
per far spazio al grande circo
dalle tende lise e sfatte
ma sorridono ancora
aprendo un po’ le braccia
ai sognatori di ogni età
in gale, trine e taffettà

In un cappello senza fondo
è annegata una stagione
Dentro al bicchiere un vagabondo
ha chiuso a chiave un’illusione

Corrono via gli indifferenti
ridono stretti i loro denti
masticando sangue e sale
per chi si è perso e, poi, non vale

si ride per non parlar male

Ma le vestali della notte
hanno chiuso le persiane
regalando vino e pane
a chi, stanco delle botte,
vuol vivere ancora
tra i sogni e l’ignoranza
di chi un posto non ce l’ha
e forse mai lo troverà

E le signore della notte
fianchi larghi e seno sodo,
spariranno in ogni modo
col mattino ormai alle porte,
ma torneranno ancora
con il circo, la stazione
i fiori il vino e il taffettà
al sole che scomparirà

Si squarcia il velo stropicciato
delle ombre dal castello.


9. La vera storia di Gianguido Brumazzi

Ora ti spiego come si fa la nebbia
Disse il gatto al bimbo insonne
Viene su piano, sulla tua terra piana
Come un invisibile castello di sabbia
Ora ti spiego chi costruisce la nebbia
Disse il gallo all’uomo coi baffi
Deve essere un tipo pieno di rabbia
So solo che si chiama Gianguido Brumazzi
Abita a Brescello A due dita dall’acqua
La sua casa è bassa Tra due argini alti
Usa una pentola di dimensioni giganti
Ci fa bollire dentro un po’ d’acqua
L’acqua che bolle sai emana vapore
L’acqua sicuramente è del Po
L’acqua bolle sempre giorno e notte
La nebbia invece cresce quando il sole cala
Sarà perché Gianguido odia quei momenti
in cui calando il sole più solo ti senti
in cui calando il sole più solo ti senti
Nessuno sa dove Gianguido Brumazzi
Nasconde la sua pentola stregata
Sicuramente è colpa anche dei magrebini
Andati ad abitare nella casa di fronte
Sarà come sarà ma sono proprio cazzi
Quando ti fai un argine sotto la nebbia
Ti servono degli angeli ad accompagnarti
Fuori dalla trappola… del Brumazzi
Fuori dalla pentola… del Brumazzi
Ora ti spiego come si fa la nebbia
Disse il gatto al bimbo insonne
Viene su piano
Sulla tua terra piana


10. Lo straniero

Nel gelo di un sogno d’infanzia
ti scordi chi sei
papaveri bianchi di ghiaccio
che non coglierai
la sera è una spina nel fianco
un vecchio giocattolo rotto
nascondi nel bavero il mento.
L’odore di nebbia nei campi
il mesto chiarore
di un vago ricordo
lasciato svanire
la strada vigliacca puttana
l’asfalto lucente di brina
col cuore di un altro te ne vai.
E non tornerai mai più
e non tornerai mai più.
Il piccolo fuoco di paglia
di un amore comprato
per consolare il corpo
del suo viaggio sbagliato
ma la notte è un oceano di spilli
un cemento di volti spietati
il sospetto di non esser partiti.
E non tornerai mai più
e non tornerai mai più


11. Tribale-Stellare

Sembrava che mio padre vedesse l’infinito dentro il mare
Acqua che sei Madre illumina la Via dei Cristalli di Sale
Nato sotto un cielo nuovo di stelle eterne
Nato per servire l’Armonia
Cantare nella carne il trascendere sensuale
Percuotere la terra coi piedi e col bastone
Pregare
Solo nel deserto risuonare
Chiamare
Sono una Cattedrale, la Stella è il mio pulsare
Sono una Astronave, la Voce è il mio segnale
Sono dell’Amore Universale
Richiamo interstellare
Gentle was the night
The night when you have return
Sleeping was the earth
Sleeping the children
The horses
The sea
And the Cosmic Dancer turn
And turn
And turn


12. Il compromesso

in una singolare circostanza
mi hai chiesto di ascoltare
questa tua confidenza
ti hanno proposto un ruolo di importanza
in cambio di una dose
di riconoscenza
se ti conviene
puoi venderti di contrabbando
esati bene
che l’uomo non si svaluta
hai dato un rene
ma non ti sembra mai abbastanza
soffri le pene
di un compromesso storico
pappara…
in una videoconferenza
hanno discusso a lungo
della tua stravaganza
l’hanno chiamata “strana usanza”
ed ora va cambiata
per via dell’apparenza
se ti conviene
puoi venderti di contrabbando
pesati bene
che l’uomo non si svaluta
hai dato un rene
ma non ti sembra mai abbastanza
soffri le pene
di un compromesso storico
pappara…
solo un compromesso poi ti giuro che
ritorno alla solita mia normalità
solo un compromesso poi ti giuro che
ritorno alla solita vita da clochard
se mi conviene
mi venderò di contrabbando
mi peso bene
che l’uomo non si svaluta
ho dato un rene
ma non mi sembra mai abbastanza
soffro le pene
di un compromesso storico
pappara…


13. La strega

Non erano giorni difficili,
il vento veniva a bussarti ogni giorno al cancello
e le tue radici
sembravan profonde, piantate nel cuore del bello.
Non erano giorni di pioggia,
il vento soffiava la polvere sopra al tuo viso,
i tuoi occhi gridavano
gettando le lacrime in faccia a chi il tempo ha confuso.
Poi il diavolo venne a bussarti,
ti chiese la mano e ti diede per contro il potere
di prendere gli altri,
la forza di trarli in inganno dal loro volere.
Non erano giorni terribili,
la vita scorreva ed il tempo ti aveva dannata,
ma su questa terra
chi regna è quel principe nero cui t’eri sposata.
Non erano giorni di sole,
le notti di luna ti stavano mute a sentire,
passavan stagioni,
e ad ogni solstizio il tuo sposo tornava da te.
Avevi la forza di dare la vita
di nuovo a chi aveva lasciato qualcosa in sospeso nel mondo,
a chi non voleva che un’ora di tempo per togliersi un peso dal cuore.
Non erano giorni tranquilli,
gli uomini in nero passavano casa per casa,
alcuni scappavano,
ma in tanti cadevano morti
nel nome del figlio dell’uomo per ferro e per spada.
E un uomo poi venne a bussarti,
ti prese la mano e ti diede uno schiaffo sul viso,
ti mise su un carro,
lo chiuse e ti portò con sé.
E mentre bruciavi pensasti a quel giorno in cui
venne il tuo principe nero a bussarti alla porta,
pensavi che il diavolo dava la vita
e che invece per mano di un uomo
saresti poi morta.


14. Evviva evviva la società


15. Strade case

Strade, case, fan venir voglia di andare a lavorare, perché
Tutto il tempo non so cosa fare e non ho voglia di me
Un libro, un martello, la trasformazione
La nuvola, un pesce, la voce alla stazione,
il pane carré, dimostrare che..
Strade, case, sono fatte apposta per andare a lavorare, perché
Senza case, senza strade la rivoluzione non c’è
Le cose, un anello, la restaurazione
La faccia di un pazzo, un piatto sul balcone
La tazza del tè, scopare con te..


16. Solo per me

Cento voci, mille voci,
mi riversano infinite informazioni
che mi incantano, chi sceglierò ?
Sai, mi attrae, tutto questo febbrile muoversi
esprimersi, altra mentalità.
Cento luci, mille luci
che attirano il mio sguardo
aboliscono i contrasti, c’è uniformità
Così sia,
né colori, né quadri, né le immagini
fragile, distinguerò.
Io vorrei tornare semplice
Almeno intuire la realtà
Certo, ancora semplice
Per me, solo per me
Riconosco pochi incroci
Strade nuove si presentano
Simili, utopiche in ogni città
Ai crocevia
Più di mille indicazioni… mille mille
Si aggiungono ancora località.
Cento merci, mille oggetti
Garantiscono la gioia
Che mi importa ? Non la delego
La felicità
E’ follia , il reale che invecchia
Tutto il fragile, tattile, acustico, non fisserò
Io vorrei tornare semplice,
almeno intuire la realtà
Certo ancora semplice
Per me, solo per me


17. Ingranaggi

Viviamo per le macchine che muoiono per noi
che stabiliamo rate
per possedere macchine che portano al lavoro
dove ci conquistiamo
stipendi che spendiamo
ad acquistare macchine
che offrono lo svago
dal tedio di questi ingranaggi
Clak clik clak clik clak clik clak
Clak clik clak clik clak clik clak
Saliamo sulle auto per portare i bimbi a scuola
per il timore innato
di tutte quelle macchine
che portano bambini
poi corrono al lavoro
insomma per proteggerli da quelli come noi
che stanno in apprensione
e scendono negli ingranaggi
Clak clik clak clik clak clik clak
Clak clik clak clik clak clik clak
Per vendere le macchine a chi macchine ne ha già
che cosa tocca fare
portar gli impianti all’estero
oppure fare finta che
si possa continuare
a crescere, a crescere, e a crescere finchè
poi tutto non collassi
nel turbine degli ingranaggi
Clak clik clak clik clak clik clak
Clak clik clak clik clak clik clak


18. Il velo della sposa

E adesso che la sete
non morde più le mani
Adesso che dagli occhi
son scivolati via
due uragani
La notte è un grande ombrello
le stelle,
francobolli
Pasteggian grilli e talpe
dormono i soldati
gli ingegneri e i polli
Il velo della sposa
riposa sconsolato
L’ingrata lo ha perduto
a pochi passi
dall’ubriaco
E l’ubriaco non è Dio
sarebbe facile se fosse così
Siamo rimasti
lui ed io
in una lacrima
di J&B
Ma l’ubriaco non è Dio
sarebbe utile pensarlo
perchè
L’ubriaco, beh,
sono io
sul mio cuscino di tulle lamé


19. Sirena boreale

Ti cercherò
Sotto i pesci del mare
Brancolando sul fondo
Di un oceano surreale
Io ti guarderò
Mentre stai per partire
Senza farti un saluto
Dopo averti trovato
Non c’è logica alcuna
E non esiste rimedio
Il mio cuore è invaso
Dopo ogni tuo assedio
Mi ricordo quei giorni
Che passavo a contare
Migliaia di conchiglie
Perso sul litorale
Mentre ho alzato la testa
Un bagliore lontano
I tuoi occhi mi han tolto
Ogni altro pensiero
La tua verde coda
Sa di sale e lascia scie
Io ti seguo Sirena
Finché il sole le brilla
Ma tu mi lasci sperduto
Sopra il fondo del mare
Camminando su stelle
Di questo cielo abissale
E da più di vent’anni
Vivo senza respirare
Per seguirti tra gli scogli Mia Sirena boreale
Tu Regina degli inganni Mia Sirena boreale
Tu Sirena


20. Giullare, attento!

Giullare, attento!
vai fuori tempo se
canti in minore.
Respiri a stento
danzando intorno a noi
tristi lacchè.
Mentre il sire getta ossa tu
rifiuti.
Cerchi ombra dagli sputi
scuoti le catene ai polsi, no!
non sfuggirai.
Frughi con lo sguardo
l’animo beffardo dei
dannati buoi.
Mentre il sire accende il rogo tu
lo sfidi
mentre i tuoi sonagli colano
sorridi
mentre i tuoi colori sfumano

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